gli articoli di laura

La psicoterapia come il Kintsugi

la tecnica nipponica che ripara e dona valore alle cicatrici

La cultura giapponese è affascinante per il modo di vivere, per la capacità di questo popolo straordinario di sapersi adattare ad ogni situazione e per l’innata dignità e compostezza che lo contraddistingue. Lo stile di vita giapponese rappresenta per noi Occidentali un paradosso in cui tradizioni millenarie convivono con la modernizzazione tecnologica.

La cultura nipponica per certi aspetti è distante anni luce dalla quella occidentale ma racchiude in sé grandi lezioni di vita, valori, principi e proverbi da cui trarre ispirazione per avviare il cambiamento e la crescita interiori, anche in psicoterapia.

Una di queste tradizioni è la tecnica artigianale chiamata Kinstugi che ripara gli oggetti di ceramica rotti o danneggiati, riattaccando i frammenti grazie alla fusione dell’oro o dell’argento e conferendo loro un nuovo aspetto. Le crepe o “cicatrici” vengono trasformate da difetto a punto di forza, che impreziosiscono il manufatto, non solo per la presenza dell’oro, ma anche per la loro unicità. Infatti, ogni pezzo è esclusivo per via della casualità con cui la ceramica si frantuma e delle irregolari decorazioni che si formano con il metallo.

Nella cultura occidentale, siamo abituati a gettare via gli oggetti rovinati, oppure ad aggiustarli stando attenti a non lasciare segni visibili delle riparazioni. Ciò si rispecchia anche nel rapporto con le persone. La società ci insegna che dobbiamo essere sempre “forti e perfetti” e che è meglio nascondere i difetti, la sofferenza e le sconfitte, perché danneggiano la nostra immagine agli occhi del mondo, quasi come se noi “valessimo di meno” come persone. Pertanto, esporre le proprie cicatrici non va bene, perché in Occidente significa porre l’accento sulle nostre “debolezze”, richiamando sentimenti di vergogna, di colpa e di fallimento.

Al contrario, per i giapponesi, ogni storia, anche la più tormentata, è fonte di bellezza e ogni cicatrice deve essere mostrata con orgoglio, perché è testimone della battaglia vissuta dalla persona, che è sopravvissuta ad una “caduta”. Ogni ferita rappresenta una “medaglia”, un vanto ed ha un valore inestimabile, proprio come l’oro o l’argento.

Mediante la tecnica del Kintsugi, i giapponesi spiegano il concetto di resilienza in modo più consapevole rispetto agli occidentali: l’esperienza dolorosa fa crescere e maturare, forgia la persona, che si arricchisce, proprio come il manufatto in ceramica rotto a cui viene data nuova vita a partire dai suoi frammenti. L’arte del Kintsugi ci insegna che le cicatrici e il dolore, fisico o psicologico, ci rendono più forti e ci arricchiscono.


La pratica del Kintsugi è una splendida metafora per illustrare il processo psicoterapeutico, che aiuta le persone che si sentono “a pezzi” ad affrontare e superare gli eventi critici che stanno vivendo. Allo stesso modo dell’abile artigiano che fonde l’oro per saldare i cocci, lo psicoterapeuta guida la persona verso una vita più consapevole, “rinsaldando i pezzi” e ripartendo dalla “rottura” per prendere consapevolezza del valore e delle risorse interiori.