La meditazione sul respiro

La mia meditazione preferita, quella che uso più spesso e quella che mi ha fatto scoprire tantissimi aspetti della meditazione, del cervello, del sonno e della vita.

Mi siedo a gambe incrociate in un posto tranquillo ma quando ho avuto male alla schiena la facevo da seduta. Non amo la meditazione sdraiata e non so dire molto sulla meditazione camminata.

Posso chiudere gli occhi ma non è per forza, talvolta chiudere gli occhi porta a distrazioni forti e in tal caso usare un oggetto che permetta di focalizzare è utile. Qualsiasi cosa va bene, vi deve piacere. Una bugia, un chicco di riso, un acino d’uva, un oggetto a voi caro, un libro. A questo punto portate la vostra attenzione sull’oggetto e restate lì, respirando con calma. La meditazione sul respiro porta al NON fare, si fa nulla.

Qui noterete se e quanto siete ansiosi, l’ansia ama il movimento per zittire il vuoto; se volete fare meditazione ma capite che quella sul respiro non fa per voi servirà scegliere una diversa strategia meditativa.

Di certo dopo pochi secondi (si ho scritto secondi) la vostra mente si ribellerà e cominceranno tanti pensieri, dalla giornata di lavoro a conversazioni fatte o udite, al cibo a qualsiasi idea possa distrarre.

Forse non lo noterete nemmeno subito e vi ritroverete seduti, con gli occhi fissi su qualcosa e la mente da tutt’altra parte.

È normale. La scimmia impazzita (la mente non allenata) si comporta così, salta di palo in frasca in pochi secondi, non sta ferma.

Con gentilezza riportate l’attenzione sul vostro oggetto o sul respiro se avete deciso che il vostro fuoco di attenzione sia appunto il vostro stesso respiro.

Tempo poco e la scimmia ricomincerà a portarvi di qui e di là, le vacanze passate e future, i parcheggi, gli acquisti. Capita anche di immaginare eventi terrificanti pur di non stare in uno stato di quiete ferma.

È normale, ci vuole allenamento. Siate tolleranti e benevolenti verso di voi e riportate la vostra attenzione dove avete scelto.

La meditazione è uno stato della mente.

Con la pratica e la pazienza si nota che i tempi di attenzione focalizzata si allungano, si riesce a stare in quiete per un minuto, poi due, poi quattro. Si raggiungono i 5 minuti e via di seguito e si capisce bene cosa vuol dire fare 20 minuti di meditazione.

Cosa cambia?

Beh… la prima cosa che cambia è la capacità di portare la nostra attenzione volontaria su oggetti, persone, eventi in modo molto più mirato e duraturo. Diventa più difficile distrarsi e si ritorna al punto pressoché subito.

Si diventa maggiormente presenti a noi stessi e diventiamo più tolleranti. Per raggiungere 20 minuti di meditazione serve molto tempo, capiamo che non è tutto subito. Impariamo un nuovi tipo di disciplina, molta diversa dall’allenamento in palestra. Stiamo addestrando la mente alla presenza, all’attenzione e alla gentilezza. Vi sembra poco?

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