Il lato oscuro della meditazione

La meditazione va sempre bene? NO.

Non esiste alcuna pratica, disciplina o comportamento che siano sempre adatti e la meditazione non fa difetto.

Ci sono studi ben fatti in ambito medico che parlano della ‘’dark meditation’’, cioè di tutti gli effetti collaterali non voluti né ricercati della meditazione.

Incubi, aumento dell’ansia, tachicardia, senso di smarrimento, perdita del senso di sé, disorientamento sono alcuni, nemmeno tutti, possibili effetti collaterali della meditazione.

Se ne parla troppo poco ma è solo corretto farlo.

Procediamo con ordine. La meditazione nasce da una filosofia, quella buddista, che propone il DISTACCO, che nota la costante mutevolezza del mondo, delle persone, delle opinioni e che ritiene stupido affidarsi a ciò che è così cangiante.

Perfino il dolore viene visto come una impressione della mente dalla quale ci si può distaccare semplicemente tramite l’osservazione senza coinvolgimento.

La meditazione che noi pratichiamo in occidente è diversa da questa, noi occidentali abbiamo preso degli aspetti della meditazione non l’impianto per intero.

Ci interessa l’osservazione non giudicante, allenare la mente alla presenza, orientare la mente alla benevolenza. Ci interessa il fatto che una mente allenata alla meditazione sia più presente, meno distraibile. È attenta a sé e agli altri e coglie anche i segnali deboli, quell’ombra sul viso che rivela più di una frase. È interessante l’atteggiamento più tollerante, benevolente e gentile che spesso si nota e che molte di queste caratteristiche restano nel tempo.

Ma la meditazione non va praticata in qualsiasi occasione. Se si sta vivendo un lutto o un evento particolarmente difficile o agonico non meditate, distraetevi con giochini sul cellulare.

Se vi sentite vulnerabili e fragili non meditate oppure lo fate con una guida con la quale sia possibile avere un momento di confronto, di contenimento e di chiarimento dopo la meditazione. Se state fisicamente molto male non meditate, cercate altri stimoli, la TV, i social…

Perché?

La meditazione vi porta nel presente, nel qui e ora e vi chiede di lasciare il resto. Il ché è una magnifica esperienza ogni qualvolta il presente è tollerabile, sostenibile, in qualche modo accettabile.

Sappiamo che non è sempre così.

Ci sono momenti della vita dove la distrazione è cura, permette di creare un cuscinetto temporale grazie al quale prima o poi sarà possibile far fronte all’evento.

Proviamo a pensare ai romanzi del passato dove a fronte di un lutto la persona veniva invitata a fare un viaggio, a vivere altrove, a passare del tempo con amici in posti diversi. Si creava una distrazione per non lasciare quella persona da sola col proprio dolore, tanto quello è da fronteggiare prima o poi, non scappa. Ma quella parentesi di qualche mese dava tempo alla sopravvissuta/al sopravvissuto di diventare più forte e di non soccombere al dolore.

Quindi… la meditazione è uno spazio privato con sé stessi nel qui e ora. Ci premette di sviluppare una attenzione, una presenza e una consapevolezza migliori.

Non cura e non è una panacea da usare sempre o con superficialità o sprovvedutezza.

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