Stress Burnout Rilassamento

Stress, burnout e rilassamento.

La parola ‘’stress’’ è certamente abusata, l’espressione ‘’che stress’’ è sinonimo di ‘’uffa’’ e quindi ha perso il suo significato più vero. Facciamo un po’ di ordine :))

Lo stress è una risposta di adattamento che il nostro corpo produce per affrontare meglio la vita. Una perfetta assenza di stress corrisponde probabilmente alla morte. Mettersi alla guida, anche di una bicicletta (o forse soprattutto di una bicicletta) è già causa di stress.

Un esame, un appuntamento, un incontro… però in questi casi si parla di EUSTRESS. In altre parole il nostro corpo si mobilita per rispondere efficacemente all’evento, l’eustress è quella lucidità che ci fa fare una buona interrogazione, quando il cervello si ricorda tutto al momento giusto. È la giusta manovra al volante, la parola giusta in un colloquio, è quel colpo di reni che ci permette di cadere senza farci troppo male.

L’eustress quindi è una mobilitazione positiva di energia, attenzione, presenza che noi usiamo per gestire bene un evento rilevante. Quando tutto va bene, finito l’evento ci si rilassa e si compensa la fatica.

Il burnout è un eccesso di stress che lascia la persona priva di risorse, come se l’attenzione, la concentrazione, la presenza, le emozioni, l’umanità stessa fossero drenate via lasciando la persona inaridita fin nel midollo, spenta. Il burnout è una malattia che apre le porte anche alla depressione o peggio.

Fino a 20 anni fa i casi di burnout erano purtroppo frequenti in classi di lavoratori ben precisi, medici e infermieri, insegnanti di tutte le classi, poliziotti e carabinieri. Tutti lavori di relazione e di aiuto. Oggi invece i casi di burnout in ambito aziendale stanno diventando eccessivamente frequenti.

Pensiamo al burnout come se la frase ‘’se hai fatto 30 fai 31’’ diventasse un ordine anziché una eccezione benevola. Come se fossimo obbligati a dare sempre il massimo anche oltre gli obblighi contrattuali o il buon senso e questo come regola e non eccezione, cioè su base quotidiana. Biologicamente noi, tutti noi, non siamo fatti per rimanere in uno stato di allerta per tanto tempo né siamo fatti per vivere sotto il giogo dell’eccellenza o di eccessive richieste. Ci bruciamo.

Quali sono gli eventi da tenere sotto controllo per capire se siamo a rischio burnout?

  • Sfide troppo frequenti come nuovi software, nuove scadenze, nuove prestazioni.
  • Scadenze irrealistiche
  • Eccessive interruzioni oppure frequenti scontri con colleghi e/o superiori
  • Cambiamenti immotivati e/o repentini di lavoro
  • Frequenti esposizioni a qualsiasi condizione meteo
  • Aumento di responsabilità senza miglioramenti contrattuali
  • Aumento delle mansioni senza revisione dei tempi di esecuzione

E facciamo particolare attenzione quando ci sentiamo inetti o incapaci di soddisfare delle richieste anche quando ‘’sentiamo’’ che sono sbagliate.

Se abbiamo l’impressione di non essere abbastanza, se ci sentiamo in colpa per non farcela, se la nostra vita si svuota di emozioni e di relazione e ci sentiamo degli automi… è il caso di accendere l’allarme rosso, non va bene.

Che ci fa?

Si impara a gestire lo stress, a respirare per creare dei momenti di pausa dove restituiamo al nostro corpo e alla nostra mente uno spazio sano.

La respirazione è la prima risposta, quella spendibile ovunque, si impara in fretta e la si può mettere in azione anche al semaforo rosso.

C’è chi consiglia di darsi uno spazio per un hobby o di aumentare i tempi di vacanza, dei week end lunghi per esempio.

Si può anche apprendere un poco di meditazione, quella sul respiro. È uno spazio che diventa personale, dove nulla e nessuno può raggiungerci e dove possiamo recuperare un senso di noi stessi, sia fisico sia relativo alle nostre emozioni e sensazioni.

Anche la meditazione sull’osservazione potrebbe essere utile, ci permette di guardarci e di simpatizzare con noi stessi, di essere meno trascuranti e di cogliere aspetti di noi che meritano gentilezza e accoglimento.

Una volta appresa la tecnica che ci va più a genio possiamo passare alla meditazione sulla gentilezza, se ne abbiamo voglia, che ci permette di sviluppare empatia verso noi stessi e questo è una grande risorsa per contrastare la pressione del lavoro anche a lungo termine.

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